La presenza di un utero a T rappresenta una delle anomalie congenite (o acquisite) dell’utero più frequentemente associate a infertilità, fallimenti ripetuti di impianto (RIF) e abortività ricorrente. Questa condizione è caratterizzata da una cavità uterina anomala, più stretta del normale a causa dell’ispessimento delle pareti laterali, che può compromettere l’impianto embrionario e la normale evoluzione della gravidanza.

In un recente articolo pubblicato sull’International Journal of Gynecology & Obstetrics, abbiamo analizzato criticamente le evidenze scientifiche disponibili sul ruolo della metroplastica isteroscopica prima della fecondazione in vitro (IVF) nelle donne con utero a T.

Come si diagnostica l’utero a T?

Oggi la diagnosi si basa principalmente su:

  • ecografia transvaginale tridimensionale (3D), che consente una valutazione precisa della morfologia uterina nel piano coronale.
  • isteroscopia, che permette una visione diretta della cavità uterina e, se necessario, un trattamento contestuale.

Negli ultimi anni sono stati proposti diversi criteri diagnostici per rendere la diagnosi più standardizzata e riproducibile, riducendo il rischio di sovra- o sotto-diagnosi.

Cos’è la metroplastica isteroscopica?

La metroplastica isteroscopica è un intervento mininvasivo che mira a rimodellare la cavità uterina, rendendola più ampia e più simile alla conformazione fisiologica triangolare. L’intervento viene eseguito per via endoscopica, senza incisioni esterne, con tempi di recupero rapidi e un profilo di sicurezza elevato quando effettuato in centri esperti.

Quali benefici sono stati osservati?

Le evidenze disponibili – prevalentemente studi osservazionali – suggeriscono che la correzione dell’utero a T possa:

  • migliorare la recettività endometriale
  • aumentare i tassi di impianto embrionario
  • incrementare le probabilità di gravidanza clinica e nascita viva
  • ridurre il rischio di perdite precoci di gravidanza, soprattutto nelle pazienti con abortività ricorrente

Alcuni studi indicano che una quota significativa di donne riesce a ottenere una gravidanza anche spontaneamente dopo la correzione chirurgica; in altri casi, i risultati della IVF risultano più favorevoli rispetto alla situazione pre-intervento.

Cosa rimane ancora da chiarire?

Nonostante i dati incoraggianti, la letteratura evidenzia ancora alcuni limiti:
Mancano studi randomizzati controllati di alta qualità.
Esiste una certa eterogeneità nei criteri diagnostici e nelle tecniche chirurgiche.
Non è ancora definito con precisione quali pazienti traggano il massimo beneficio dalla metroplastica e quando sia opportuno intervenire rispetto al percorso di PMA.

Per questo motivo, la decisione di procedere con l’intervento deve essere sempre personalizzata, considerando età, riserva ovarica, storia riproduttiva, numero di fallimenti precedenti e presenza di altri fattori di infertilità.

Il messaggio chiave

L’utero a T è una condizione clinicamente rilevante che può influenzare in modo significativo la fertilità. La metroplastica isteroscopica rappresenta una strategia promettente, soprattutto nelle donne con ripetuti insuccessi di impianto o abortività, ma deve essere proposta all’interno di un percorso diagnostico e terapeutico rigoroso e multidisciplinare.

La ricerca futura sarà fondamentale per definire criteri di selezione sempre più precisi e per ottimizzare i risultati riproduttivi.

LINK a Metroplasty before IVF in women with a T-shaped uterus: A clinical challenge